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Evernote diventa lo strumento per "il lavoro della tua vita"

2014 Evernote Conference - Le mie opinioni su quello che è stato detto.

Pubblicato in Evernote
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Il 2 e 3 ottobre si è tenuta a San Francisco la conferenza annuale di Evenote (2014 Evernote Conference) dove in una bellissima presentazione Phil Libin ha annunciato le novità di Evenote e le line guida dei prossimi sviluppi (a questo link potete vedere il video della presentazione).

Le novità sono molte e interessanti e sono state riportate ampiamente sul blog di Evernote e da chi si occupa di news. A supporto delle nuove funzionalità presentate Phil Libin ha fatto una serie di considerazioni ed indicato alcune linee guida alla base dello sviluppo della propria piattaforma che sono, secondo me, più interessanti delle novità stesse e che mi hanno ispirato alcune riflessioni.

Evernote è lo strumento su cui costruire la propria vita

Il nuovo slogan

Lo slogan di Evernote è cambiato ed è passato da: “remember everything” al nuovo: “Your life’s work” o come è stato inserito sul sito italiano: “Per tutto il lavoro della tua vita”.

Questo cambio rispetto al passato significa passare da un sistema per ricordare ad un sistema che ti assiste nella vita a più ampio raggio. Questi cambiamenti erano già nell’aria; si potevano già scorgere attraverso le funzionalità che piano piano venivano inserite nel software (vedi per esempio i promemoria).

L’ufficializzazione di questo cambiamento rende chiara la direzione e da a tutti noi utenti o possibili tali un’idea di quale è la direzione intrapresa permettendo una scelta migliore. Questa è un indicazione fondamentale, specie a livello business, perché adottare un qualsiasi sistema informatico è un investimento di tempo e di denaro che ha dei vantaggi solo dopo un periodo iniziale.

Dover cambiare il sistema in uso è quasi sempre faticoso, anche quando si passa da un sistema meno adatto ad uno più adatto, perché rappresenta un cambio nelle abitudini; sapere che il software che si sta adottando è in linea con le nostre aspettative rappresenta, secondo me, un grosso vantaggio.

I 4 pilastri

Ad ulteriore conferma che Evernote vuole diventare lo strumento che ci affianca nel lavoro della vita Phil Libin ha illustrato i 4 pilastri alla base dello sviluppo del software; pilastri di cui si era già iniziato a vedere nei mesi passati alcune slide e presentazioni: Scrivi, Colleziona, Trova, Presenta

Questi 4 concetti su cui si è deciso di far evolvere Evernote sono alla base della attività di tutti coloro che fanno un knowledge work, ossia quelli che una volta definivamo lavori di concetto. Un unico tool dove scrivere, raccogliere informazioni e ritrovarle facilmente ed infine presentare le nostre idee.

Io avrei preferito che questi 4 pilastri, già presenti in Evernote con le sue funzionalità, fossero 5.
Avrei voluto che tra i pilastri ci fosse anche la parola “Organizza”.
Anche il concetto “Organizza” è già insito in Evernote da tempo. Tag e Taccuini sono strumenti per organizzare le informazioni, la funzionalità dei promemoria sviluppata da Evernote è incentrata più sull’organizzazione che sull’avvisare l’utente. Moltissimi utenti utilizzano già da tempo Evernote non solo come strumento per ricordare ma come strumento per organizzare ed è per questo che la voce “Organizza” secondo me avrebbe dovuto fare parte dei pilastri su cui lavorare per definire il futuro di Evernote.

Le metafore

Parlando di rinnovamento Phil Libin ha dichiarato la volontà di voler rinnovare le metafore dei vecchi sistemi a cui eravamo abituati e creare un nuovo tool che possa sostituirsi non solo da un punto di vista funzionale.

Lui, in sintesi, sostiene che in principio era la macchina da scrivere; quando sono arrivati i computer sono stati creati i primi software di scrittura (in mezzo c’è stata parecchia altra roba ma è per semplificare). I software di scrittura sono delle copie funzionali delle macchine da scrivere e nel 2014 potremmo volere di più di una copia di un oggetto fisico. Ci sono persone oggi che non hanno mai visto una macchina da scrivere.

Insieme alla macchina da scrivere Phil Libin cita anche gli archivi e i proiettori per le presentazioni.

Partendo dalle considerazioni di Phil Libin la macchina da scrivere è diventata Word, l’archivio il file manager e il proiettore si è trasformato in Power Point. In realtà questa è una semplificazione visto che per esempio in Power Point non c’è solo il proiettore ma anche tutto il reparto grafico che ha realizzato quelle slide e i macchinari e le competenze per creare i lucidi da proiettare. Anche Word come macchina da scrivere è decisamente sovradimensionato ed è andato ad includere una serie di funzioni che nell’oggetto originale non c’erano.

Il punto è capire se la ricchezza di funzionalità degli strumenti che adoperiamo è un vantaggio a livello operativo.

Utilizzare word per scrivere è spesso come usare un cannone per ammazzare una mosca; potrebbe anche funzionare ma quanta fatica in più rispetto ad uno straccio. In realtà ci sono migliaia di soluzioni per scrivere più semplici di word, bisogna però dire che Word di Microsoft è lo strumento più conosciuto ed anche, non sempre a ragione, il più usato.

Word ha sostituito la macchina da scrivere; ma chi ha sostituito i fogli?

Prima dell’avvento dell’informatica si scriveva solo con la macchina da scrivere?

In realtà si scriveva per lo più a mano, solo pochi documenti e solo alcune persone usavano la macchina da scrivere, si scriveva a mano su fogli sparsi o su agende, taccuini, quaderni, ecc.

Queste esigenze di scrittura non sono state intercettate dai primi software di video scrittura che sono nati in ambito lavorativo e da li si sono evoluti. Io penso che più ad un cambio di metafora stiamo assistendo alla introduzione di qualcosa che è sempre mancato ed è per questo che sta avendo tanto successo.

Word rimarrà, perché rimarrà l’esigenza di documenti formali e formattati, rimarranno molte delle esigenze che hanno portato alla nascita e sviluppo di software di quel tipo, Evernote non spazzerà via ne Word ne Power Point, Evernote andrà a sostituirsi a questi quando erano utilizzati a sproposito, quando erano sovradimensionati e del tutto inutili.

Per quanto concerne l'archivio penso che la questione sia ancora più complessa, da un lato gli archivi si sono trasformati nei databse, sistemi strutturati poco adatti alla conservazione di materiali eterogenei, e dall'altro l'archivio è diventato l'hard disk del nostro computer, fagocitatore di qualsiasi tipo di file ma poco adatto ad una corretta catalogazione.

I database, proprio a causa della loro rigidità e poca immediatezza, per quanto rappresentino uno strumento eccezionale, non si sono diffusi quanto meritavano e rimangono un oggetto oscuro a molti.

L'hard disk del computer e la sua organizzazione si è evoluta seguendo lo logica delle cartelle sviluppate in modo gerarchico, questa logica delle cartelle è figlia in minima parte degli schedari utilizzati prima dell'avvento dei computer e in grossa parte degli oggetti reali in genere. Un oggetto non può essere in due posti diversi, un calzino si trova o nel 3° o nel 4° cassetto.
La logica delle cartelle potrebbe anche essere quella della casa, con le stanze, con i mobili nelle stanze e i cassetti nei mobili.

La logica delle cartelle è semplice come trovare i calzini

Si tratta sempre di suddivisioni nidificate ed univoche esattamente come le cartelle del computer. Per scalzare questa metafora bisogna fare uno sforzo maggiore, bisogna infatti passare dal mondo degli oggetti a cui siamo abituati al modo in cui la nostra mente organizza le informazioni. Nella nostra mente le informazioni non sono organizzate per cartelle, sono collegate tra loro con fili invisibili come le similitudini, le assonanze, le contemporaneità.

Nella nostra mente possiamo affiancare facilmente le cose per colore, forma, tipo, ecc.

Al contrario delle cartelle, dove le cose hanno una loro distribuzione univoca e stabile con i tag è possibile accorpare informazioni in base a delle etichette che abbiamo impostato e con la ricerca è possibile accorpare le note tramite le parole in esse contenute.
Imparare a sfruttare i tag richiede uno sforzo maggiore perché è lontano dagli oggetti reali con cui interagiamo normalmente.

La logica dei folder è più facile da comprendere e chi ha tentato nel passato di superarla ha incontrato grosse resistenze. Google aveva tentato qualcosa di innovativo quando all’epoca del lancio di Gmail aveva rinunciato alla metafora del file cabinet e perciò delle cartelle e sotto cartelle per un approccio più innovativo legato ad i tag. In qualche modo aveva dovuto ricredersi e inserire in seconda battuta una sorta di soluzione.
Anche Microsoft in win7 aveva annunciato la volontà di inserire un sistema basato sui tag, anche in questo caso con scarsi risultati.

La logica introdotta fin dalle prime release di Evernote è legata a un uso limitato di folder (taccuini), con possibilità di nidificazione limitata, e la presenza dei tag.
Ovviamente, come accadde per Google e Microsoft, anche in questo caso c’è stata e c’è tuttora una certa resistenza da parte di molti utenti ad accettare questo sistema e la richiesta costante di avere un sistema di cartelle tradizionale.
I tag sono però una delle caratteristiche più apprezzate dai power users, dagli utenti esperti e da coloro che utilizzano Evernote per la gestione della propria vita e possono essere molto più proficui delle cartelle stesse .

Le tre leggi dell’intelligenza artificiale di Evernote

Un altro aspetto che mi ha colpito sono le tre leggi dell’intelligenza artificiale in Evernote:

  1. Improve your work
  2. It is about design
  3. It benefits you, not us

Il Primo punto è abbastanza semplice ed è lo scopo di qualsiasi strumento digitale o meno. Migliorare il tuo lavoro. L’applicazione di questa legge può avere diverse interpretazioni e quella di Evernote mi sembra, visto l’evoluzione dei propri software, di mettere al centro di questo miglioramento la semplicità d’uso. Ogni nuova versione tende ad aggiungere funzionalità snellendo l’interfaccia anziché complicarla come molti altri software fanno. Evernote a volte elimina persino alcune funzionalità ritenendole superflue (e questo ogni tanto mi fa parecchio arrabbiare) nell’ottica di un immediatezza d’uso del proprio sistema.

La seconda legge, il legare il design alla intelligenza artificiale, significa capire l’importanza della esperienza utente rispetto all’innovazione. Significa recepire che non basta avere un algoritmo eccezionale ma bisogna far in modo che l’utente ne tragga giovamento tramite uno sviluppo armonioso tra funzionalità ed usabilità.

La funzionalità Context che in questo contesto è stata presentata è molto indicativa di questa filosofia; è il concetto di anticipare possibili richieste e non aspettare che sia l’utente a richiedere un informazione. Context, come mostrato, riesce ad arricchire l’esperienza di uso senza, teoricamente, appesantire.

Evernote aveva già realizzato una cosa simile con la sua applicazione food senza neppure pubblicizzarla. Quando avevo installato Food sul tablet più di due anni fa il sistema aveva in automatico individuato quelle che per lui erano ricette e le aveva caricate in automatico, non c’era stato bisogno di impostare un taccuino o segnare le note in qualche modo, semplicemente Evernote aveva fatto un’analisi semantica delle note ed individuato quelle che potevano essere ricette e le aveva caricate nel libro ricette di Food.

Introdurre funzionalità senza introdurre complessità significa migliorare l’esperienza utente.

La terza legge dettata da Evernote la si può tradurre con: “I benefici sono per te e non per noi”
L’intelligenza artificiale di Evernote non è inserita per sfruttare le conoscenze degli utenti a favore di Evernote, l’intelligenza non aggrega dati per rivenderli, l’intelligenza è sviluppata solo ed unicamente per migliorare l’esperienza utente.
Questa dichiarazione, come anche quella contenuta nella pagina dedicata alla privacy (I dati sono tuoi e solo tuoi) è un distinguo importante rispetto a molti servizi basati sul cloud.

Evernote vive tramite gli abbonati, tramite gli utenti premium e i business, non rivendendo statistiche e dati degli utenti, non facendo pubblicità.

Evernote dichiara così che la sua intelligenza artificiale non verrà usata per mostrarvi la pubblicità di un prodotto ma solo per arricchire la vostra esperienza d’uso. Io personalmente apprezzo questo modello di business e spero che venga apprezzato anche dal mercato.

Conclusione

Alla conferenza annuale di Evenote di quest anno sono stati fatti annunci importanti, ma secondo me la cosa più importante è stato avere la conferma che la direzione presa dalla società è in linea con quello che vorrei anche io. Un software su cui costruire la propria vita e che permetta veramente di semplificare la propria esistenza.

Voi cosa ne pensate di questa direzione?

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Un commento

Benito

Ciao, non te lo domando direttamente perchè potrebbe passare qualcuno con la mia stessa domanda e avrebbe risposta.Sono daccordo praticamente su tutto, noto però che spesso mi ritrovo a usare evernote quasi forzatamente (ne abbiamo parlato), perchè sono consapevole che è migliore, ma a volte i passaggi, probabilmente per inesperienza, diventano quasi troppi, e a furia di saltellare tra cloud, mail ed evernote, alla fine, quello che ottimizzo da una parte, lo perdo dall’altra. Hai toccato seppur brevemente un punto a me caro, ovvero, archivio stile cloud. La ricerca con evernote, con le dritte http://www.loriswave.com/2012-12-07/ever.. etc ora sono efficaci in modo impensabile. Arriva poi il giorno, come ti avevo accennato, in cui come sempre devo rigirare per email molti file etc, fa parte della mia vita quotidiana e qui evernote mi cade in quanto non saprei come inviarli in blocco se non salvali uno a uno su smartphone e il tempo se ne va. tutto questa lungaggine per chiedere, quanto ha senso creare file ricercabili e organizzare il cloud in maniera piu’ snella contro l’uso di Evernote per questo particolare fine?

Benito

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